Insoddisfazione

Il post di oggi è un guest post su un blog che ho scovato da poco:
The Minimalists, creato da due giovani minimalisti USA (ma guarda un po’??).

The Invention of Our Discontent molto liberamente (suonava meglio e leggendo capirete perché) tradotto in:

L’inventore della nostra Insoddisfazione

Vi parlerò del mostro che ho sulle spalle. […]

Non posso vederlo ma so che c’è. Sento che è coperto di moquette viola, ha grandi occhi sporgenti e la bocca nera spalancata con dentro una lingua di feltro [n.d.t: a me ricorda un personaggio del Muppet Show :D]. Sento anche che si chiama Howard, ma potrei sbagliarmi.

Howard è sempre sulla mia schiena, dovunque io vada, sempre pronto ad aiutarmi facendomi notare le ragioni per cui dovrei essere infelice e offrendomi consigli su cose o esperienze da comprare per sentirmi di nuovo felice. Ero solito dare ascolto ad Howard come uno studente ai piedi del suo fidato guru.

Nel 2008 prima di trasferirmi a Austin, Texas, presi un piccolo prestito per saldare tutti i debiti delle mie carte di credito in una volta sola con l’intenzione di tagliarle tutte e non comprare mai più niente a credito.

Quando arrivai a Austin, però, cominciai a sentirmi triste e solo. Howard mi disse che mi sarei sentito di nuovo felice se avessi speso 1500 dollari per una telecamera Panasonic, un kit di luci e un microfono. A credito, ovviamente.

Girai un corto, ma non era granché. Ero di nuovo triste. Howard mi disse che quello di cui avevo davvero bisogno era un Appaloosa [n.d.t: razza di cavalli]. Così ho impegnato la mia nuovissima telecamera e ho comprato un bizzoso cavallo pezzato che non era neanche pronto per essere cavalcato.

Non posso negarlo. Captain mi ha reso felice per un po’. Aveva allontanato la solitudine.  Ma probabilmente mi sarebbe bastato un criceto… Avete idea di quanto costi mantenere un cavallo? Ad aprile del 2010 fui costretto a vendere Captain per pagare un mese di affitto. Mentre guardavo Captain e la sua nuova famiglia che si allontanavano al tramonto, ho iniziato a domandarmi se Howard avesse mai avuto a cuore i miei interessi.

Cominciai a fare più attenzione alle cose che Howard mi sussurrava all’orecchio. Iniziai a pensare che forse Howard si inventava le cose. Inventava motivi per cui dovevo essere infelice e inventava soluzioni ridicole e sconnesse per questa presunta tristezza.

Vi suona familiare? Se siete esseri umani, scommetto di sì. Howard appartiene ad una razza di prolifici parassiti che infettano la maggior parte del mondo occidentale. Il nome di questa specie di mostri è Insoddisfazione.

Questi mostri ci si attaccano addosso molto presto. Prima ancora che impariamo a parlare, loro hanno già iniziato a riempirci la testa con le loro bugie. Non possiedi abbastanza. Non sei niente. Hai bisogno di possedere di più. Fare di più. Essere di più. Andiamo a fare shopping. Andiamo a buttare via la nostra vita. Andiamo a letto. Sarai felice domattina, promesso. 

Ma le promesse non si realizzano mai. Qualunque vaga sensazione di calore tu ottenga dall’oggetto comprato o dall’esperienza fatta, svanisce appena il mostro ricomincia ad annoiarsi. I sussurri ricominciano. Prova qualcosa di nuovo. Scommetto che una TV a 62 pollici ti renderebbe felice. 

Basta parlare di come Howard e i suoi simili ci fanno sentire inadatti. Parliamo di come farli tacere e scrollarceli di dosso.
E’ più facile di quanto sembri. Ecco perché:

  • I mostri non esistono.
  • Non possiamo essere controllati da qualcosa che non esiste. E’ assurdo!
  • Siamo stati condizionati a credere che l’Insoddisfazione sia una condizione naturale dell’animo umano, o addirittura un passaggio obbligato nel percorso formativo di una persona. Sono convinto che questa sia una bugia costruita appositamente per farci desiderare cose di cui non abbiamo mai avuto bisogno.
  • Capita di provare disagio, di essere coinvolti in disastri. Queste sono cose reali che fanno parte della nostra esistenza. Ci insegnano lezioni importanti ed aiutano ad evolvere, anche quando fanno male.
  • L’Insoddisfazione è una cosa completamente diversa. Non ci lascia niente di utile. E’ la falsa promessa che l’appagamento sia dietro l’angolo. E dietro il prossimo, e il prossimo e l’altro ancora finché non ci ritroviamo sul bordo di un precipizio senza più angoli da girare.

E ora le buone notizie: Non è reale. Non è naturale. Non è inevitabile. Si può correggere il proprio modo di pensare.

Il concetto di sufficiente è strettamente legato alla Terra. Lei ci fornisce tutto quello di cui abbiamo bisogno. Nel regno animale non esiste l’insoddisfazione. Gli animali selvatici non prendono mai più di quello che gli serve per sopravvivere. Un lupo in salute che ha appena mangiato non ucciderà ancora solo perché può farlo, solo per dimostrare quant’è forte, sexy o alla moda. Se seguiamo il loro esempio, accogliendo ciò che la Terra ci dà a sufficienza, e accettiamo che questo è ciò di cui abbiamo veramente bisogno -cibo, acqua, libertà, amicizia- allora avremo uno standard su cui basarci per misurare le menzogne dell’Insoddisfazione che ci vengono sussurrate all’orecchio e otterremo la lucidità di riconoscerle per ciò che sono.

Allora potremo guardare Howard dritto negli occhi e dirgli “Non posso ascoltarti perché tu non esisti”.

Probabilmente dovremo ripetere questa frase più volte e in differenti situazioni prima che Howard capisca. A volte le assurdità che ci dice saranno troppo attraenti per riuscire a resistere. Potremmo fallire. Non dobbiamo scoraggiarci, succede a tutti. Stiamo lottando contro centinaia di anni di condizionamento mentale che ci impone di essere infelici di quello che abbiamo. Ma noi possiamo superarlo.

Con tempo e pratica a sufficienza, ci sveglieremo un giorno con le spalle leggere come non avremmo mai pensato di poterci sentire. Howard se ne sarà andato. Potremo sgranchirci le spalle, fare un sospiro di sollievo, dare uno sguardo alla nostra vita e dire “Mi basta“.

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4 pensieri su “Insoddisfazione

  1. yliharma

    eh sì 🙂 cominci a leggere cose sul minimalismo per capire come liberare casa di oggetti inutili, e ti ritrovi a riflettere sul senso della vita…davvero un “movimento” interessante

    Rispondi
  2. Pingback: Riflessioni sul minimalismo | Minimal...Italy

  3. Pingback: Tutta questione di scelte | Minimal...Italy

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