Pensando alla crisi

Domenica sera a cena con alcuni amici mi sono ritrovata a parlare di crisi economica, consumi e minimalismo.
Discutevamo della pubblicità che incita a comprare per “far girare l’economia”, di come la gente continui ad indebitarsi per comprare oggetti che costituiscono “status symbol”, mezzi di affermazione sociale piuttosto che strumenti con uno scopo immediato e fondamentale. Parlavamo di come sembra impossibile far risalire i consumi quando i soldi per consumare non ci sono più e di come sia tutto così futile: se siamo in questa situazione è perché il sistema è saturo e continuare ad alimentarlo non sembra una soluzione definitiva, ma solo un modo di rimandare l’inevitabile: un ripensamento globale del nostro modo di vivere.
In fondo si tratta di un sistema di valori sociali ed economici che non ha neanche 100 anni, non stiamo parlando di cambiare radicalmente il modo di preparare pane e pomodoro, possiamo farcela no? 😀

Il post di oggi sul blog The Minimalists è molto interessante, fa riflettere su cosa possiamo fare noi, singolarmente, per provare a sistemare le cose, senza aspettare che la soluzione arrivi dall’alto (perché forse non arriverà…) e senza cadere nella trappola del vittimismo.

“Non è vero che se tutti diventassero minimalisti, la nostra economia crollerebbe?” Ci fanno spesso questa domanda. E la risposta è un po’ più complessa di un semplice sì o no.

Vi dico solo che la nostra economia è alla bancarotta. Non è difficile da vedere, basta uscire per un attimo dagli alberi e guardare la foresta da una certa distanza.

Il guaio è che stiamo cercando di affrontare il problema con il problema. Stiamo cercando di “stimolare” un’economia che è già sovrastimolata, che è come dare una bottiglia di Jack Daniels ad un uomo con i postumi di una sbornia.

Non è l’economia che ha bisogno di essere curata. E il capitalismo non è un sistema al collasso. Nessuno dei “problemi” è il vero problema. Semmai siamo noi il problema. Siamo diventati voraci e indulgenti con noi stessi e come conseguenza siamo sempre meno felici. Il tasso di suicidi è ai massimi storici. L’indebitamento è alle stelle. Stress, ansia e insoddisfazione dilagano.

Come collettività ci siamo detti per molti anni (credendoci davvero) che potevamo comprare la felicità, così abbiamo dato vita ad una falsa economia basata sullo spendere e accumulare avidamente oggetti dei quali non avevamo bisogno. E oggi è il giorno dopo la festa e ci guardiamo allo specchio senza sapere come MANDARE VIA questo tremendo mal di testa!

Quella bottiglia di Jack Daniels non farà sparire il problema, lo renderà solo peggiore. Neanche stimolare l’economia funzionerà. Cambiare il modo di vivere – come ci rapportiamo con i consumi, come prendiamo decisioni – piano piano risolverà il problema. Ci vorranno tempo e azioni concrete, ma se un numero sufficiente di noi vivrà in modo più consapevole, allora potremo sistemare questo casino sistemando noi stessi.

Non tutti diventeranno minimalisti, non tutti vivranno con intenzione. Ma se basiamo la nostra vita su quella della media della gente, è quasi sicuro che saremo infelici – perché la media delle persone è infelice.

Non abbiamo bisogno di accontentarci di quello che rende gli altri insoddisfatti. Non dobbiamo imporci restrizioni per il bisogno di conformarci alla società. Al contrario possiamo vivere con uno scopo e distinguerci in milioni di modi.

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9 pensieri su “Pensando alla crisi

  1. cri

    Sono pienamente d’accordo con te e con l’articolo di MInimalist. Mi sono resa conto che c’è voluta una grossa crisi economica perchè ci si rendesse conto del superfluo, dello spreco, del senso della decrescita, ma non è stato così per tutti. Io con meno sto decisamente meglio ma mi capita spesso di notare che a tante persone la crisi fa così paura che la negano: sono attaccate a beni, condizioni e status symbol senza i quali temono che la vita sia infelice, si indebitano pur di non ammettere che un certo stile di vita non possono più permettersela, continuando a foraggiare banche e multinazionali e restando comunque fondamentalmente tristi e frustrati. Ecco, questo mi rende più triste del fatto di non aver soldi.

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    1. yliharma Autore articolo

      eh già…infatti tra i miei amici ce n’era uno che puntualizzava giustamente che è una cosa recente, lui da piccolo non aveva tutte le cose che adesso sembrano indispensabili: una sola auto a famiglia, una tv, un telefono fisso, questo era quello che suo padre doveva gestire. lui invece, con moglie e due figlie adolescenti, ha due macchine, 4 cellulari da ricaricare, un telefono di casa, adsl, sky, computer vari ecc ecc ecc….
      quello però che ho notato in lui era la “rassegnazione” a questo stato di cose, come se non si possa fare a meno di qualcuna di quelle spese, come se ormai la situazione sia immutabile e ci si debba arrendere a spendere al di sopra delle proprie possibilità…

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  2. Barbara

    Ciao! Non posso che concordare con quanto scritto in questo post. Cerchiamo compulsivamente di circondarci di cose per sentirci meglio, più sicuri, ma non facciamo che aumentare l’insicurezza, secondo me. Penso spesso a chi compra a rate, a chi si indebita pur di non fare a meno della tal cosa…come essere tranquilli in una situazione dove poi dovrò pensare a pagare per 12-24-36 mesi una rata per quell’oggetto, quando non so se tra 12-24-36 mesi avrò un lavoro, o capiterà qualcosa che mi impedirà potenzialmente di pagare e far fronte al mio debito?
    Io ho ridotto da tempo i miei acquisti e lavoro sempre e continuamente sulle mie necessità, al fine di individuare quelle vere e quelle indotte. Sto bene, sto meglio e sono serena. Non so se questa sia la risposta alla crisi globale, ma un ripensamento è assolutamente necessario, a tutti i livelli della società. Un ripensamento ed un nuovo modo di vivere e pensare!

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    1. yliharma Autore articolo

      le rate mi terrorizzano…non ho mai comprato qualcosa a rate e credo non lo farò mai, se non ho i soldi non compro, punto e basta. prima pensavo che un giorno mi sarei dovuta almeno accollare un mutuo, ma dopo aver letto le riflessioni di minimo sulla casa http://www.minimoblog.it/2011/08/02/spiego-2/, mi è venuto da pensare che in fondo posso fare a meno anche di quello: la casa di proprietà è un vincolo enorme, un’illusione di stabilità che in questo periodo storico potrebbe finire per essere solo d’impiccio. se hai una casa tua probabilmente non vorrai trasferirti a vivere altrove, non ti butterai in un’avventura lavorativa o di vita che potrebbe cambiare tutto, non rischierai il lavoro che ti permette di pagare il mutuo per poter inseguire un sogno…

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      1. Barbara

        Il mutuo me lo sono appena accollato è l’unica rata che ho e l’unica sarà, su questo io e il mio compagno siamo più che fiscali: si compra se i soldi ci sono, un debito basta e avanza. Il mutuo c’è perchè non si poteva fare altrimenti, ma sappiamo entrambi che no nrinunceremo ai nostri sogni per avere la garanzia di riuscire a pagare (perchè, onestamente, nemmeno ora abbiamo questa garanzia….quindi se ci sarà da cambiare, si cambierà ;-)). Non è un modo di stabilizzarsi, per come la vediamo noi, ma un modo per “investire” quei 650 euro al mese che comunque avremmo pagato al proprietario della casa in affitto…poi ci sarebbe da scriverci un libro tra i pro e i contro dell’acquisto immobiliare in generale ed ora in particolare. Sono scelte 🙂

  3. Chiara Bernardi

    Girando per strada ma anche in rete mi domando spesso: ok c’è la crisi, ma perchè allora tutti hanno telefono costosissimo, vestiti nuovi ogni 3×2, parcheggi dei centri commerciali pieni, bambini pieni di giocattoli fino a far esplodere la casa. Cioè allora… sta crisi… ndoll’è? Tutti si lamentano e tutti spendono soldi in futilità. No veramente… non capisco.

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    1. yliharma Autore articolo

      siamo in due Chiara 😀
      probabilmente è quello che diceva Cri nel primo commento e che ho sentito dire anch’io: non puoi smettere di comprare perché comprare fa temporaneamente sentire meglio e perché se non compri la cosa all’ultima moda “sei un poraccio”…

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  4. Pingback: Tutta questione di scelte | Minimal...Italy

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