Il dono

Ieri sera ho assistito ad un incontro molto interessante su “Antropologia e Dinamica del Dono” del Prof. Raffaele Federici (Docente Universitario, Sociologo, Antropologo).

Il dono, quello completamente gratuito che non si aspetta niente in cambio, è mosso dal riconoscere nell’altro una parte di me, riconoscere che da solo non esisto e che contribuire al benessere “comune” è un bene anche per me. Ci può essere anche un po’ di egocentrismo nel dono, ma, purché non si aspetti qualcosa in cambio, ha comunque effetti positivi a catena.

La mentalità italiana purtroppo (in alcuni paesi del nord Europa la situazione è molto diversa) non è più abituata al dono, è diffidente: se mi offrono qualcosa gratis penso subito che mi vogliano fregare, magari che mi vogliano vendere qualcosa.

Preferiamo buttare quello che non vogliamo più piuttosto che regalarlo, perché ci vergogniamo di donare oggetti usati: sarebbe come un voler dire implicitamente all’altro che dato che è povero e non possiede già quell’oggetto, glielo regaliamo noi che ne abbiamo magari uno più nuovo.
E nella nostra società, in cui tutto si misura con i soldi e la “posizione sociale”, chi non ha potere d’acquisto è un emarginato, scompare dalla vita sociale, non esiste.
Noi siamo creatori di rifiuti umani (dice il prof. Federici). Questa frase mi si è stampata in testa.

Una visione piuttosto fosca del nostro futuro: secondo il professore (e tendo a condividere) se non recuperiamo il valore del dono, del bene comune di cui prendersi cura insieme, del gesto altruistico e disinteressato, siamo condannati ad andare sempre peggio. Se non ci preoccupiamo dell’ambiente, se la sanità funziona solo per chi la può pagare, se le scuole non sono gratuite, andrà peggio.
Ci siamo illusi per decenni che per far andare bene un paese bastasse “la crescita”, lo “sviluppo economico”: lavorare tanto, guadagnare tanto e spendere tanto. 
Oggi ci siamo accorti che non è esattamente così…lavoriamo poco o niente e non abbiamo soldi da spendere, oppure lavoriamo tanto ma per stipendi da fame e non possiamo comunque comprare abbastanza da soddisfare tutti i desideri che ci inducono ad avere.
E ci ritroviamo in questa situazione per aver inseguito quel modello di sviluppo economico.

Non so se è lo spirito natalizio, ma io mi sento comunque un po’ ottimista: sono convinta che idee come minimalismo, downshifting, decluttering, mercatini del baratto, iniziative di dono gratuito come i gruppi Facebook Te lo regalo se vieni a prenderlo, swap party o anche scelte di vita come il cohousing stiano piano piano cambiando la società.
Credo che partendo dal basso, dal microscopico, da piccole realtà e piccoli gruppi di persone, si possa influenzare il macroscopico, la propria città, il proprio Paese, la società in cui viviamo.

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6 pensieri su “Il dono

  1. musicalina

    Fare un dono è una cosa bellissima!
    Ancora più bella se si dona qualcosa di proprio.
    Donare qualcosa che non si mette più o che non ci piace più, però, sarebbe davvero imbarazzante per me!
    Sarebbe delicata, la scelta della persona a cui proporre il “dono” e l’approccio con cui farlo…(anche se il tuo mi sembra ottimo e ben posto!), mi sentirei tanto imbarazzata da farlo sembrare un’offesa…
    Non mi avanzano molte cose, in verità, ma quel poco che non mi sta più, perché ho cambiato taglia o non è più di moda, finirà, credo, nei sacchi della croce rossa.

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    1. yliharma Autore articolo

      Per me dipende dalle condizioni di quello che doni, oltre che dal ricevente: ad esempio un paio di scarpe molto rovinate le metto al cassonetto della Caritas e via, ma non ho avuto problemi ad offrire ad amiche stivali in ottime condizioni che non mi entravano più.
      Donare oggetti a cui teniamo, come dicevi tu, è il massimo!

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      1. musicalina

        Certo. Non mi sognerei proprio di donare cose rovinate. E’ ovvio.
        Mi eserciterò a provare a seguire il tuo consiglio, perché – a volte – nemmeno vediamo le cose che non mettiamo più o che abbiamo dimenticato perché ne abbiamo troppe e, dunque, fare mente locale e sconfiggere la timidezza è d’obbligo!

  2. Sab

    Mi hai fatto sorridere (amaramente) con la frase “se mi offrono qualcosa gratis penso subito che mi vogliano fregare” tipica della mentalita’ italiana. Per anni ho utilizzato Couchsurfing per i miei viaggi e quando spiegavo il concetto ad amici e parenti mi dicevano tutti: ma ti ospitano gratis???????? Non ci credevano. Poi ho ospitato gratis anche io, ho preparato cene, ho portato in giro per Roma la gente facendogli vedere angoli non turistici, e tutti a dirmi se non era perfino pericoloso. Fidarsi in Italia non e’ normale.
    Quanto agli oggetti, io se ho qualcosa in ottime condizioni e conosco qualcuno che lo potrebbe usare chiedo se e’ interessato prima di dare in beneficienza. Mi riesce molto facile con i miei genitori e la mia famiglia allargata in generale, sono abituata fin da piccola che ci si passavano le cose. Con gli amici, ci deve essere un buon rapporto ma in alcuni casi l’ho fatto. Addirittura quando ho messo un annuncio su Facebook per spargere la voce che regalavo una macchinetta fotografica del 2005 ormai sorpassata e’ stata proprio una delle mie migliori amiche a dirmi che la voleva.

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    1. yliharma Autore articolo

      Hai centrato il punto: fidarsi in Italia non è normale. Che tristezza, pensa a quanto ci perdiamo? Io per prima penso che sarei a disagio ad ospitare in couchsurfing…e mi rendo conto che è una cavolata, non è che 4 muri e una porta mi possano proteggere dal male del mondo, ma la sensazione è sempre quella di guardarsi le spalle…triste, davvero triste.

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  3. Pingback: Dono sì, regalo no? « Seme di salute

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