Il cerchio della vita

zen_circle_lifeDi recente ho avuto a che fare con nuova tipologia di clutter descritta da Colleen di 365lessthings.com: il life circle clutter.

Questo tipo di oggetti è particolarmente difficile da eliminare perché ha a che fare con l’accettare che una determinata fase della vita appartenga ormai al passato (il “cerchio della vita”), e sappiamo bene che si tratta di una delle cose più difficili al mondo.

E’ molto probabile che ne siano più affetti gli over 60, magari genitori i cui figli ormai hanno iniziato la loro vita e che non si rassegnano all’idea che siano diventati adulti, che conservano cassetti di attrezzi da cucina che servivano quando la casa era piena di persone, vestitini, giocattoli e progetti scolastici dei figli o magari una miriade di attrezzi per il fai-da-te che non sono in grado di usare da anni.

Alcuni di questi oggetti sono conservati con la scusa che un giorno potrebbero servire, ma la motivazione reale che ci spinge a tenerli è l’incapacità di lasciare andare il passato e accettare chi siamo oggi, vivere qui e ora.

E’ il motivo per cui ho tenuto per tanti anni libri e quaderni di scuola, e lo stesso per cui mia mamma conserva armadi pieni di vestitini e copertine di quando ero neonata, camicie da notte di sua nonna, corredini della sua infanzia tutti macchiati, asciugamani del corredo troppo consumati per essere usati e chissà cos’altro…
Alcune di queste cose sono venute fuori cercando vestitini da donare ad un’amica in dolce attesa, e mamma non aveva nemmeno idea di averli conservati, alcuni non sapeva neppure se fossero fatti a mano da lei o comprati…eppure non riusciva ad accettare l’idea di eliminare almeno quelli irrimediabilmente rovinati!

La difficoltà qui è particolarmente grande: bisogna accettare che una determinata fase della vita appartiene al passato perché la vita è continuo cambiamento e, anche se ci rende tristi, dobbiamo imparare a vivere nel presente.
Non dico di eliminare tutti gli oggetti che ci ricordano il passato, ma di essere in grado di limitare il loro influsso sulla nostra vita, conservarne solo qualcuno e donare/gettare il resto, se necessario facendo prima qualche foto ricordo.
Perché, anche se non ce ne rendiamo conto, tutto quello che possediamo, tutto quello che conserviamo (esposto in casa o nascosto in armadi e cantine) è presente nella nostra vita, è un “peso” emotivo e mentale che ci portiamo dentro ogni giorno, è la preoccupazione dello spazio per accumularlo, dell’eventuale ladro che potrebbe portarcelo via, dell’acquazzone che allaga la cantina e minaccia le nostre cose, del trasloco che incombe, del senso di colpa che ci impedisce di eliminare oggetti che ci sono stati donati con amore.
E’ un “peso” che ci tiene ancorati al passato e ci intralcia nel presente: prendiamo il coraggio a due mani e decidiamo di essere liberi, oggi.

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16 pensieri su “Il cerchio della vita

  1. Pingback: Il cerchio della vita | Decluttering e hoarding...

  2. Bibi

    Sai cosa Pao, qui dove sto io c’è l’enorme problema del liberarsi degli oggetti. Cioè io ho tantissime cose che non uso e che vorrei ad esempio vendere, o perlomeno barattare con cose di altrettanto valore. O cose da regalare che hanno meno valore, ma non riesco. Ad esempio le cose che hanno valore sono anche molto pesanti e non posso venderle perché il trasporto incide troppo…insomma qui in culonia si fatica anche a fare decluttering 🙂

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    1. yliharma Autore articolo

      Azz 😀
      Per regalare oggetti hai provato ad iscriverti al gruppo “Te lo regalo se vieni a prenderlo” della Sardegna? https://www.facebook.com/groups/143133145828231/
      Per le vendite io vado al mercatino e via…ci prendo poco ma meglio di niente…
      Ho venduto anche su subito.it ed ebay annunci specificando che non avrei spedito (costa troppo e so rotture di scatole) e che quindi l’aquirente si doveva venire a prendere la roba.
      E comunque…la culonia c’ha anche qualche discreto vantaggio paesaggistico 😉

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  3. Marty

    ma che bel post, hai ragione! ❤ ❤ ❤ io non ho acora toccato el cose in cantina che mio papà mi ha portato dal trasloco. le avevo lasciate a casa sua in "stallo"m a da quando si è trasferito mi ha ridatotutto e io ho il terrore di aprire quei sacchi perché vorrei tenere la metà delle cose che ci sono dentro, anche se in reaòtà non mi servirebbe quasi niente a parte i vestiti 😦

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    1. yliharma Autore articolo

      Prendine uno per volta, solo uno e se non riesci lo chiudi e lo rimetti via. Ci vuole tempo per queste cose e magari non sei pronta…
      Puoi provare la “tattica” del packing party https://minimalitaly.wordpress.com/2012/05/02/16-punti-per-fare-decluttering-con-ironia/ o la regoletta che uso io https://minimalitaly.wordpress.com/2011/10/11/la-regola-dell1-2-3/ tanto nella peggiore delle ipotesi rimetti tutto dentro e non cambia niente 😉

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      1. Marty

        l’1 2 3 l’avevo già letto e di solito lo faccio con i vestiti (funziona!), l’altro no. lo rebloggo perchè è geniale! 🙂

  4. Denise Cecilia S.

    Com’è vero che gli oggetti, specie se emotivamente carichi, pesano concretamente sulla nostra quotidianità anche quando non ci fermiamo propriamente ad osservarli, quando li ignoriamo e li lasciamo accatastati e lontani.
    Ci sono, però, e popolano il sottobosco della nostra mente.
    Quelli legati ai ricordi sono i più difficili da trattare, non solo per ovvi motivi ma perché si finisce per non capire quali hanno ancora un valore e possono dire qualcosa anche nel presente, e quali si limitano a suscitare un ricordo (che spesso, e lo si coglie dopo aver rinunciato ad almeno uno di essi, rimane tale e quale, bello solido anche senza che possediamo un gancio fisico ad esso).
    Io, da brava maniaca del libro e della parola, incredibilmente ho cominciato precisamente dai libri (universitari, poi delle superiori, più ostici e poi della mia biblioteca personale) a staccarmi. Sembra che ce la stia facendo 😉

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    1. yliharma Autore articolo

      Bravissima!! I libri sono anche il mio punto debole…la carta in generale è il mio punto debole. Appunti, fogli, bigliettini, annotazioni, quaderni, scontrini, libri, libri, libri….così difficili da eliminare!
      Quando ho deciso che era il momento di darci un taglio ho iniziato da quelli in garage (almeno 8 scatoloni tutti catalogati con il materiale di università e superiori e altri 3-4 di elementari e medie…) e ho ridotto a 6 di cui solo 2 da conservare e il resto da vendere/regalare. Realizzo solo ora (grazie a te!!!) che i 4 da regalare/vendere sono ancora lì perché non sono riuscita a venderli…ecco perché ogni volta che andavo in garage mi ci cascava l’occhio!!!!! 😀
      Mi sa che la mia seconda settimana di vacanze (quella che farò a casa) sarà dedicata al decluttering…grazie Denise Cecilia! 🙂

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  5. Denise Cecilia S.

    Oh, credimi, fra noi due chi stia facendo più progressi è tutto da stabilire (tanto più che non ci conosciamo di persona).
    Perché un capitolo sono i libri, un altro (ben più tosto) sono quel che tu citi: annotazioni, appunti, liste infinite e sempre riscritte di cose da fare, appuntamenti, idee da sviluppare, pensieri e pensierini… su quel fronte riesco ad arginare il disastro tenendo in grande ordine i materiali, ma quanto a smaltirli la lotta è dura e il percorso lungo.
    Ci sto lavorando, consapevole che se mi ci mettessi senza un minimo di concentrazione finirei solo per ricopiare su fogli diversi poche meno cose, e il giorno dopo ricomincerei tale e quale ad ammassare note su note. E’ chiaro che vista la mia indole non posso – e non voglio – azzerare queste “operazioni di programmazione”, non sarebbe nemmeno salutare; ma devo trovare il modo di limitare alla fonte, sul nascere, il bisogno di segnarmi proprio tutto tutto. Se hai dritte o qualcosa da raccontare… anche questo è palesemente dettato (anche) dal bisogno di non perdere il controllo, o parti della vita che mi sembrano importanti.
    Il risultato è molto diverso, rispetto agli oggetti-ricordo si proietta nel futuro e non nel passato, però sono convinta che la matrice sia assai simile.

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    1. yliharma Autore articolo

      Anche secondo me la matrice è simile e la tua osservazione sul fatto che si proietti nel futuro è davvero interessante: se è così (e qualcosa mi dice che hai ragione) è ancora peggio degli oggetti-ricordo perché questi sono fardelli fatti di aspettative probabilmente destinate ad essere disattese (come quasi tutte le aspettative…)!
      Un pochino di sollievo l’ho trovato grazie ad Evernote (di cui ho parlato qui https://minimalitaly.wordpress.com/2011/02/10/cambiare-il-modo-di-pensare-per-creare-entusiasmo/) perché mi permette per lo meno di non sprecare carta e non occupare spazio fisico, e fa sì che i miei appunti siano anche ritrovabili facilmente e quindi utillizzabili. Ovviamente questo approccio contribuisce ad aumentare il digital clutter, ma per ora non mi pongo tanto il problema: mi accontento di fare pulizia più o meno una volta al mese per eliminare note riguardanti cose fatte o comunque non più valide e confido nello “spazio quasi illimitato”… Se ti viene in mente qualcosa di meglio fammi sapere 😉

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      1. Denise Cecilia S.

        Devo decidermi a provarlo, così come Listography (a cui almeno sono iscritta).
        In effetti c’è la questione del digital clutter, ma una volta messo a punto il sistema di archiviazione quello è il meno: invece, io sono parecchio vincolata al cartaceo perché mi permette di avere sotto mano le mie cose sempre (ho un portatile che già tengo accesso troppo, mi sto “rieducando”, e basta. Il cellulare è un normale telefono senza abbonamento internet, e non ho tablet o simili).
        E poi usando penna, matita e pennarello ho la sensazione di esaurire più a fondo quello che devo fare, di mantenere un legame fisico e concreto con le cose e capirle meglio.
        In ogni caso, sì, se scopro la formula giusta per gestirmi senza diventar matta ti aggiorno! 😉

  6. Alekim

    Anche io ho fatto pulizia l’anno scorso, prima di trasferirmi. Ho buttato oltre ai libri dell’università anche tutti i quaderni di appunti, riassunti, note. Con un po’ di fatica, è vero, perchè erano pieni del mio passato e anche di tanto impegno…ma poi ho pensato: questi sono solo oggetti, il mio studio, la mia fatica, i miei successi, non stanno in questi libri e quaderni ed eliminarli non toglierà niente nè dal mio ricordo nè dalla mia vita. E inoltre mi sono chiesta quante volte sono andata a riguardarmeli negli ultimi 10 anni? Mai.
    Quindi che senso ha tenere oggetti che ci danno solo ingombro e polvere, quando il loro significato è comunque ben vivo e conservato dentro di noi…

    Rispondi
    1. yliharma Autore articolo

      Ben detto! Anche secondo me la domanda fondamentale da porsi è quella: se alcuni oggetti non sappiamo neppure di averli o non li abbiamo mai usati in anni e anni allora perché li conserviamo? I ricordi sono dentro di noi, dei pezzi di carta non ci servono per tenerli a mente 🙂 Come va con l’afa londinese? 😀

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      1. Alekim

        E devo dire, che a distanza di un anno, ovviamente non mai pensato a quei libri e quaderni e che essere distrutti o trovarsi in uno scatolone in cantina, non fa differenza. Quindi, prendete coraggio e liberatevi degli oggetti del passato, ma non del passato!
        Qua a Londra tutto bene, gli inglesi si sono un po’ risollevati ieri perchè finalmente (per loro) ha piovuto dopo settimane intere senza nuvole. Ma gli va male quest’anno perchè domani sono previsti di nuovo 30°…hihihihi 🙂

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