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Il minimalismo non è la strada da seguire

2013-05-17 15.39.00Joshua Fields Millburn, uno dei due ragazzi dell’interessantissimo blog The Minimalists, puntualizza cosa rappresenta per lui il minimalismo. Un concetto che condivido in pieno, soprattutto ora che se ne parla sempre di più e che fioriranno (ne sono sicura) articoli entusiastici sui giornali e servizi TV qualunquistici che vi proporranno una qualche “ricetta magica per vivere meglio ai tempi della crisi”.
Il minimalismo non è una ricetta, una serie di “istruzioni per l’uso”, un manuale di vita con regole da seguire.
Il minimalismo è solo uno strumento che aiuta a raggiungere i nostri obiettivi personali, non ci può essere niente di oggettivo e universalmente valido, ognuno deve avere ben chiaro cosa vorrebbe dalla vita, cosa lo rende davvero felice. Continua a leggere

Imprevisti di primavera

466px-Yin_yang-1.svgE’ un periodo faticoso in azienda. Tutti gli anni a primavera mostriamo al mondo il frutto di lunghi mesi di lavoro…e non è mai un processo semplice, lineare, ben pianificato come piace a me: è caos, incazzature, modifiche dell’ultimo minuto, giustificazioni, lavoro extra orario.
Si sprecano i “secondo me non va bene”, i “senza questa cosa è inutile aprire”, i “ma io avevo capito che veniva diverso”, i “non si può fare”.
E noi programmatori impariamo a cedere da una parte per attaccare dall’altra, in perfetto stile Tai Chi Chuan, una parte yin e una yang.

Poi ci sono altri obblighi e responsabilità, la famiglia, la casa, gli amici, la scuola di Kung Fu.
E ci sono le cose che vorrei fare io, i miei desideri, i miei bisogni: non posso metterli sempre in fondo alla lista, a volte devo proprio dargli retta.

In tutto questo mi sento strattonata da ogni parte, ma io so cosa devo fare, so come dividere il mio tempo. Non sempre è quello che vorrei davvero ma è sempre la soluzione giusta, una parte cede e l’altra attacca, una yin e una yang.

Non tutti saranno felici delle mie decisioni, a volte farò scontento qualcuno, a volte sarò scontenta io: va bene così. Devo solo lasciare andare. In fondo sono sempre le aspettative quelle che ci fregano, mie o degli altri, sono comunque tossiche.

Questo week end lo dedico tutto alle arti marziali al Taiji Festival a Belgioioso, cercando di non pensare ogni minuto ai miei poveri colleghi a lavoro e alle giornate campali della prossima settimana…

Ma la primavera è una stagione incasinatissima solo per me o va un po’ così a tutti? 😀

Felicità (a modo mio)

Laura mi/ci chiede se sono felice.
Me lo chiedono periodicamente mia madre e mia zia (che solo per il fatto di essere single mi considerano irrimediabilmente infelice…) e mi fanno venire i dubbi: stai a vedere che sono infelice e non me ne sono accorta?
Perché la domanda che nasce spontanea è: come si misura la felicità? Come faccio a stabilire cosa vuol dire essere felice?

Mi sono interrogata a fondo, e questa è la “felicità secondo me“:

  • ti svegli la mattina, anche se non proprio entusiasta e pimpante, per lo meno senza la voglia di ficcare la testa nel cappuccino e morire così
  • non ti dispiace troppo andare a lavoro (anche se a volte ti pesa stare 8 ore seduta in un ufficio e vorresti stare all’aria aperta)
  • hai tempo di fare le cose che ami
  • non hai gravi preoccupazioni economiche
  • ti scopri a pianificare le prossime vacanze sognando posti meravigliosi
  • hai tempo di leggere
  • ridi/sorridi spesso
  • sai con chi condividere una birra e i tuoi pensieri
  • la tua vita è piena e soddisfacente, non senti “vuoti” nel cuore
  • vivi a poca distanza dalla montagna e puoi goderne
  • mente, cuore e corpo non si fanno la guerra ma sono un tutto unico e armonico
  • hai trovato qualcosa che anche se ti richiede impegno, fatica e sacrificio ti restituisce 100 volte tanto.

E quindi posso rassicurare mamme e zie: sì, sono felice.
Coltivo anche desideri vaghi e sognanti che forse non realizzerò mai (vivere all’estero, viaggiare per mesi, fare un lavoro a contatto con la natura) ma non per questo mi sento “mancante” o triste.
E poi…chi lo sa che cosa mi riserva il futuro? Io di sicuro non ne ho idea, e lavoro quotidianamente su me stessa per non proiettarci sopra troppe aspettative (positive o negative che siano), per vivere nel presente, pronta ad accogliere domani quello che sarà il mio presente.

P.S.: una cosa la so di sicuro del mio futuro: quando la campagna che ho lanciato per il mio compleanno sarà finita, potrò festeggiare un bellissimo 36imo compleanno! DONATE!!!!

Aspettative

31 dicembre 2011 Lo scorso Capodanno è passato così, tra neve, vin brulé, freddo, silenzio, amici.

E avrei tanto voluto poterlo rivivere anche quest’anno, ma non ci sono riuscita, e sono un po’ triste.

Sono triste perché non ho ancora imparato a vivere il momento presente, non ho ancora imparato a non farcire il futuro di aspettative.

Quest’anno allora niente desideri e niente buoni propositi (abbandonati già da qualche anno...) ma solo un augurio, per me e per tutti, con le parole di Osho:

Vivi senza aspettative. Affrontare la vita con aspettative porta inevitabilmente alla frustrazione, sempre e comunque. L’aspettativa è la causa alla radice della frustrazione. Solo se ti muovi senza aspettative, troverai qualcosa; altrimenti la tua mente pretenderà sempre qualcosa, si aspetterà sempre qualcosa: “Questo dovrebbe essere così, e quello dovrebbe essere cosà”. E nel mondo nessuno deve in alcun modo, corrispondere a ciò che tu pretendi, esigi, consideri giusto.

Buona fine e buon principio!

Il dono

Ieri sera ho assistito ad un incontro molto interessante su “Antropologia e Dinamica del Dono” del Prof. Raffaele Federici (Docente Universitario, Sociologo, Antropologo).

Il dono, quello completamente gratuito che non si aspetta niente in cambio, è mosso dal riconoscere nell’altro una parte di me, riconoscere che da solo non esisto e che contribuire al benessere “comune” è un bene anche per me. Ci può essere anche un po’ di egocentrismo nel dono, ma, purché non si aspetti qualcosa in cambio, ha comunque effetti positivi a catena.

La mentalità italiana purtroppo (in alcuni paesi del nord Europa la situazione è molto diversa) non è più abituata al dono, è diffidente: se mi offrono qualcosa gratis penso subito che mi vogliano fregare, magari che mi vogliano vendere qualcosa.

Preferiamo buttare quello che non vogliamo più piuttosto che regalarlo, perché ci vergogniamo di donare oggetti usati: sarebbe come un voler dire implicitamente all’altro che dato che è povero e non possiede già quell’oggetto, glielo regaliamo noi che ne abbiamo magari uno più nuovo.
E nella nostra società, in cui tutto si misura con i soldi e la “posizione sociale”, chi non ha potere d’acquisto è un emarginato, scompare dalla vita sociale, non esiste.
Noi siamo creatori di rifiuti umani (dice il prof. Federici). Questa frase mi si è stampata in testa.

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La tentazione dello shopping

shopping-bagsE’ molto probabile che abbia già parlato dello shopping come gratifica o consolazione in momenti di stress o disagio interiore, ma vale la pena ribadire…soprattutto con la stagione dei saldi che incombe!

Lo spunto me l’ha dato questo post di Alekim, una ragazza che ha scelto di mollare il lavoro con i signori di Google e vivere in giro per il mondo portandosi dietro uno zainetto e tanta voglia di fare esperienze. Diciamolo: una con le palle che ammiro molto.
Alekim ha provato in prima persona che fare decluttering è liberatorio, fa sentire leggeri, ma genera anche sensi di colpa per i soldi spesi inutilmente. I soldi che buttiamo via per comprare oggetti inutili sarebbero investiti meglio in esperienze (ha nuotato con i delfini!!!!) e questo pensiero (insieme all’incertezza economica derivante dal non avere un lavoro fisso) basta a trattenerla dal fare acquisti sconsiderati. MA. C’è un grosso ma: “la tentazione è sempre forte”Continua a leggere